Come affrontare i “Terrible two” e quali sono le cause?

bambino inizia a conoscere se stesso

 

Lo sviluppo della personalità del bambino

 

Arriva un momento, nella vita relazionale di ogni famiglia, in cui si affronta una fase evolutiva determinante per la formazione dell’alterità, che è il bambino: a partire dai 20 mesi circa, il bambino inizia un percorso che lo porterà alla formazione della sua personalità, in quanto distinta da quella della figura di riferimento. Il primo anno e mezzo di vita è caratterizzato da una moltitudine di conquiste determinanti nella sua crescita: l’acquisizione di una motricità generale e fine abbastanza raffinate gli permettono di esplorare il mondo circostante in una condizione di autonomia; l’esplosione della proprietà linguistica gli permette altresì di essere compreso dagli adulti.

Il bambino si sente quindi sempre più competente, comprende che le sue azioni hanno una conseguenza nel contesto e il desiderio che ne scaturisce è strettamente connesso all’autoaffermazione e all’autodeterminazione. Contemporaneamente si scontra però con i propri limiti, che li porta a dipendere ancora molto dagli adulti.

“Terrible two”: quali sono le cause?

È in questo gioco tra autodeterminazione e dipendenza che si inseriscono i cosiddetti “terrible twos”: un periodo della relazione adulto-bambino in cui quest’ultimo, consapevole dei limiti dati dalla figura adulta, cerca continuamente di testarli. È importante ricordare che ogni comportamento del bambino racchiude dietro di sé un bisogno che l’adulto, conscio della sua competenza cognitiva ed emotiva, dovrebbe provare a interpretare. Celato a questo comportamento di “sfida” rispetto al limite, è possibile individuare il bisogno del bambino di capire chi è. 

Come affrontare i terrible two?

È probabile che, a una fermezza dell’adulto data dalla regola, possa corrispondere una reazione di frustrazione “incontrollata” o “esagerata” da parte del piccolo. Effettivamente, i bambini in questa fascia d’età faticano nella gestione delle emozioni, che tendono a manifestarsi con molta energia. Nella gestione emotiva della crisi di rabbia è importante passare al bambino il messaggio che la regola non cambia nel suo contenuto, ma che noi adulti siamo accanto a lui per gestire insieme le emozioni scaturite: è in questo modo che si accompagna il bambino allo sviluppo della capacità di autoregolazione, ovvero del poter gestire in autonomia, nel tempo, le proprie emozioni. In questo processo è bene tenere a mente che tale capacità si sviluppa all’interno dei “mid-twenties” ovvero a metà dei 20 anni: in altre parole, da quando si nasce a quando si è circa a metà dei 20 anni l’individuo sta imparando e ancora non ha un’idea chiara di come autoregolarsi emotivamente. Da ciò ne risulta che, chi se ne dovrebbe preoccupare, deve essere una figura di riferimento. Quello che in qualità di adulti possiamo fare è proprio fornire ai nostri bambini gli strumenti necessari per trovare modalità adeguate di espressione, aiutarli nella verbalizzazione dell’emozione attraverso il rispecchiamento emotivo, ricordando al piccolo che si è lì, accanto a lui, pronti a sostenerlo.

Come affermato in precedenza, il comportamento del bambino, ovvero la sua opposizione alla regola, è bene da intendersi come il bisogno ad autoaffermarsi e autodeterminarsi. Tale bisogno deve essere accolto, lasciando, ad esempio, loro la possibilità di scelta su alcuni aspetti della quotidianità che siano alla loro portata, preventivamente decisi e sostenibili per l’adulto e che non determinino più di due possibilità di scelta, proprio perché a livello neuropsichico il cervello del bambino fatica a tenere in considerazione più di due alternative: in questo modo sarà contemporaneamente presente il contenimento adulto e la possibilità di auto affermazione del piccolo attraverso la scelta, che risponderà al suo desiderio di riconoscimento.

È fondamentale che il genitore gestisca questo slancio individuale: se, da una parte è bene restituire al bambino le competenze apprese, è altrettanto importante dare delle regole, intese come un contenitore emotivo e situazionale in grado di accompagnarlo nel processo di sviluppo della propria autoaffermazione. Il bambino, di fatti, non possiede ancora la maturità necessaria per scegliere per sé stesso, ma lo può divenire, con il tempo, grazie ad un buon lavoro educativo da parte dell’adulto.

È probabile che, a una fermezza dell’adulto data dalla regola, possa corrispondere una reazione di frustrazione “incontrollata” o “esagerata” da parte del piccolo. Effettivamente, i bambini in questa fascia d’età faticano nella gestione delle emozioni, che tendono a manifestarsi con molta energia. Nella gestione emotiva della crisi di rabbia è importante passare al bambino il messaggio che la regola non cambia nel suo contenuto, ma che noi adulti siamo accanto a lui per gestire insieme le emozioni scaturite: è in questo modo che si accompagna il bambino allo sviluppo della capacità di autoregolazione, ovvero del poter gestire in autonomia, nel tempo, le proprie emozioni. In questo processo è bene tenere a mente che tale capacità si sviluppa all’interno dei “mid-twenties” ovvero a metà dei 20 anni: in altre parole, da quando si nasce a quando si è circa a metà dei 20 anni l’individuo sta imparando e ancora non ha un’idea chiara di come autoregolarsi emotivamente. Da ciò ne risulta che, chi se ne dovrebbe preoccupare, deve essere una figura di riferimento. Quello che in qualità di adulti possiamo fare è proprio fornire ai nostri bambini gli strumenti necessari per trovare modalità adeguate di espressione, aiutarli nella verbalizzazione dell’emozione attraverso il rispecchiamento emotivo, ricordando al piccolo che si è lì, accanto a lui, pronti a sostenerlo.

Come affermato in precedenza, il comportamento del bambino, ovvero la sua opposizione alla regola, è bene da intendersi come il bisogno ad autoaffermarsi e autodeterminarsi. Tale bisogno deve essere accolto, lasciando, ad esempio, loro la possibilità di scelta su alcuni aspetti della quotidianità che siano alla loro portata, preventivamente decisi e sostenibili per l’adulto e che non determinino più di due possibilità di scelta, proprio perché a livello neuropsichico il cervello del bambino fatica a tenere in considerazione più di due alternative: in questo modo sarà contemporaneamente presente il contenimento adulto e la possibilità di auto affermazione del piccolo attraverso la scelta, che risponderà al suo desiderio di riconoscimento.

Martina Borsatti – Educatrice Scuola dell’Infanzia Busy Bees Italia