Il lavoro in team tra bambini: un esercizio per crescere

lavoro in team tra bambini

 

Ogni novembre Busy Bees dedica una settimana intera alla celebrazione del lavoro di squadra. La settimana ha un hashtag #weloveyouteam che, nelle sue diverse declinazioni, ci dà l’occasione preziosa per esprimere ai nostri colleghi quanto apprezziamo lavorare con loro quotidianamente. È importante riuscire a creare un buon clima quando si lavora e in particolare riuscire a dare un buon esempio ai nostri bambini e alle loro famiglie.

Per noi di BusyBees il lavoro in team è quindi da sempre una risorsa non solo tra il gruppo degli educatori ma anche e soprattutto tra il gruppo dei bambini.

Nel nostro impianto metodologico, alla cui base troviamo alcune delle teorie pedagogiche più innovative, l’educatore è una cornice all’esperienza dei bambini, è colui che progetta un contesto all’interno del quale le esperienze dei più piccoli possono fiorire. È colui che permette alla ricerca del singolo di assumere voce all’interno del gruppo per diventare una possibile fonte d’ispirazione per tutti. Un processo che nasce fin dall’Asilo Nido e che diventa oggetto di grande attenzione alla Scuola dell’Infanzia, dove i bambini sono partecipanti attivi all’interno della quotidianità: una metodologia euristica ed esperienziale, in cui i più piccoli sono soggetti consapevoli e trascinatori del loro stesso percorso educativo. Ed è meraviglioso osservare come le competenze di ciascuno permettano non solo al singolo individuo di crescere, ma siano di supporto anche allo sviluppo degli altri bambini appartenenti al gruppo stesso.

Un educatore che fa da cornice al processo educativo permette ai bambini di aprirsi al confronto e alla collaborazione tra i pari. Tale approccio pedagogico si realizza in particolar modo durante i laboratori, dove è possibile vedere come, a secondo dello sviluppo neuro-cognitivo del bambino, si iniziano a mettere in circolo ipotesi, pensieri e rappresentazioni sociali inconsce, giungendo alla definizione di un obiettivo comune da perseguire, in cui ognuno ha un suo ruolo.

Ovviamente questo processo per i bambini è inconsapevole, ed è compito dell’adulto osservarlo per valorizzarne i passaggi e sostenere i più piccoli nel suo sviluppo. Sul concetto di regia dell’educatore è importante riflettere, per esserne consapevoli e capire come farlo evolvere seguendo l’evoluzione del gruppo dei bambini.

Tale metodologia riscontra le sue radici nel pensiero di Vygotsky (Cole et al., 1978) che definisce come le interazioni tra coetanei permettano la formazione di nuovi pattern cognitivi grazie all’interiorizzazione dei processi di pensiero impliciti nello loro interazioni. Secondo O’Sullivan & Cleary (2014) tale approccio incentiverebbe la condivisione dei pensieri, l’assunzione d’impegni reciproci e la negoziazione di compromessi, mantenendo nel contempo un atteggiamento d’apertura verso nuove idee. Il lavoro in team tra pari persegue l’obiettivo di potenziare la dimensione sociale dell’apprendimento (Boda, 2001), attraverso la condivisione e la creazione gruppale delle idee e negoziando continuamente significati. Le dinamiche innescate all’interno del gruppo sarebbero in grado, secondo le più recenti teorie psico-pedagogiche, di potenziale lo sviluppo delle life skills, ovvero le competenze psicosociali.

Soprattutto alla Scuola d’Infanzia crediamo e lavoriamo con il gruppo eterogeneo per età, in cui “piccoli” e “grandi” sono partecipanti attivi della medesima comunità: Maria Montessori, sostenitrice del gruppo eterogeneo, affermava che una società si può costruire solo attraverso la differenza tra i propri membri. In questo modo i piccoli sono stimolati dalle attività compiute dai grandi, i quali contemporaneamente vengono confermati nelle loro competenze e possono così lavorare sulla loro autostima, incentivando e sostenendo atteggiamenti di cura nei confronti dei più piccoli. Anche i bambini più grandi possono imparare dai più piccoli, a seconda delle potenzialità di ognuno: nella relazione con il più piccolo, il più grande svolge un’operazione di tutoraggio a lui stesso necessaria per imparare ad esplicitare, generalizzare e raccontare la sua esperienza. E questo è un grande esercizio per crescere. Il gruppo eterogeneo rappresenta quindi una risorsa, sia per il gruppo stesso ma anche per il singolo, in quanto «in tali comunità, i costruttivisti sociali individuano, secondo la terminologia di Vygotskij, zone multiple di sviluppo personale, in grado di promuovere i talenti individuali, espliciti e impliciti» (Migliorini P., in Albanese O., Migliorini P., Pietrocola G., 2000, p. 150). Man mano che le potenzialità dei bambini emergono, è necessario che la presenza dell’educatore diventi sempre più uno sfondo, per far emergere le loro potenzialità, nuovi spazi relazionali e la loro autonomia. In questo modo si riconosce al gruppo eterogeneo la capacità di essere esso stesso regia, e ai bambini di essere partecipanti attivi dell’agire educativo. Il compito dell’educatore è allora quello di cogliere la regia dei bambini e riflettere su come portare avanti il progetto educativo.

Lavoriamo ogni giorno per educare bambini in grado di accogliere l’altro, le sue idee e le sue unicità, valorizzando il lavoro in team nel raggiungimento di un fine quale valore inestimabile per il singolo individuo: ognuno, con le sue esperienze vissute e background culturale, è fonte di ricchezza. Per estensione, cerchiamo di promuovere a partire fin dai più piccoli un atteggiamento culturale, politico ed etico che consentirà ai nostri bambini di formare una coscienza critica, nonché una cultura inclusiva e democratica.

Martina Borsatti – Pedagogista – Educatrice Scuola dell’Infanzia BusyBees Italia

 

 

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